domenica 18 febbraio 2007

Rieccomi qui

un po' di mesi sono passati, ma in realtà bloggavo altrove!


Ora penso che ritornerò qui, ripensando e riorganizzando il mio blog... o almeno ci proverò.

lunedì 1 dicembre 2003

Storia o religione i...

Storia o religione in TV
Poco fa ho terminato di vedere in TV la prima parte del film sull'imperatore romano Augusto. Qualche settimana fa, invece, era stata trasmessa la storia di Caio Giulio Cesare. Ricordo qualche anno fa gli interessantissimi film TV sulla Bibbia (purtroppo mai più ritrasmessi!). Penso che possa essere molto importante sfruttare la potenza mediatica della scatola televisiva per questo genere di trasmissione, dove la storia o la religione vengono riproposte in maniera intelligente, per quanto possibile oggettiva, e - senz'altro - più coinvolgente rispetto alla mera lettura di un libro. Chissà se un giorno i nostri figli potranno affiancare alla pur sempre irrinunciabile lettura tradizionale i vantaggi delle tecnologie multimediali.
E con questo pensiero, chiudo il post di questa notte, non prima di aver ricordato i 110 anni del Genoa F.C. 1893 (la squadra più antica d'Italia, e solo per questo meritevole di rispetto!), festeggiati sabato sera in maniera ufficiale, ma già venerdì con il bel pareggio casalingo contro il forte Palermo (1 a 1).

Il Patto di Stabilit...

Il Patto di Stabilità è ora un pò meno stabile...
L'evento caratterizzante la settimana scorsa si è consumato martedì, quando Ecofin ha deciso di non multare Germania e Francia per lo sforamento dei rispettivi deficit di bilancio. Il Consiglio dei ministri economici europei, infatti, ha rifiutato le raccomandazioni della Commissione UE relative alla riduzione del deficit eccessivo di Francia e Germania, interrompendo in tal modo le procedure sanzionatorie avviate nel corso del 2003. La decisione, di fatto, ha determinato una sospensione de facto del Patto di Stabilità e Crescita (PSC) in attesa di una sua prossima revisione, piuttosto che di una sua mera reinterpretazione (come invece successe circa un anno fa).
L'impatto economico dell'evento è di poca rilevanza (la Commissione chiedeva riduzioni non superiori allo 0,2% del PIL rispetto agli impegni previsti dai due Paesi), mentre è profondo quello di tipo politico-istituzionale, almeno sotto due profili principali:
1) la volontà dei governi nazionali dei Paesi principali di riaffermare l'autonomia della propria politica domestica rispetto a quella comunitaria (ne escono perdenti, quindi, la Commissione UE, per certi aspetti anche la BCE e comunque, più in generale, le istituzioni sovranazionali europee); 
2) l'equilibrio esistente (e forse già precario) tra Paesi piccoli e grandi dell'Unione, anche in prospettiva del prossimo ingresso di altri 10 Paesi (fra 6 mesi).
Ma il PSC va rivisto? Probabilmente sì, perché le attuali regole risultano fortemente asimmetriche in termini di incentivi, nel senso che non stimolano al consolidamento fiscale nelle fasi espansive, mentre vincolano eccessivamente nelle fasi recessive, divenendo, in definitiva, pro-cicliche e troppo rigide. Eppure la necessità di un coordinamento delle politiche fiscali in un'area connotata da un'unica politica monetaria resta innegabile, quindi nei prossimi mesi il dibattito non potrà che concentrarsi sulle possibilità di revisione del PSC, non certo sul suo abbandono. E fra le ipotesi più probabili vi è quella di concentrarsi non più sul deficit corrente complessivo in rapporto al PIL quanto su alcune parti del deficit stesso (ad es. sul saldo primario strutturale) oppure sul livello del debito totale in rapporto al PIL, per giudicarne la sostenibilità nel medio/lungo periodo (e se così sarà, per l'Italia saranno grossi problemi!)
Uno sguardo, infine, ai mercati. Il flusso di dati positivi dagli USA (PIL del terzo trim. rivisto in ulteriore rialzo, dal 7,2% all'8,2%; ordini di beni durevoli +3,3% in ottobre; ulteriore calo dei sussidi di disoccupazione), ma anche dall'Europa (in particolare l'IFO tedesco che in novembre sale da 94,3 a 95,7, contro attese a 94,8), non ha avuto ripercussioni importanti: i bond hanno ceduto terreno solo marginalmente, le Borse non ne hanno approfittato più di tanto, ed infine, il dollaro è apparso ancora debole, sull'onda dei timori legati da un lato al terrorismo mediorientale, dall'altro alle relazioni commerciali internazionali (dopo le quote sui tessili, gli USA impongono un dazio del 46% sui TV cinesi).





martedì 25 novembre 2003

Il capitalismo abbisogna di protezionismo?
In assenza di notizie importanti sul fronte macroeconomico, due sono state le parole-chiave che negli ultimi giorni hanno riempito le pagine dei giornali, economici e non: terrorismo e protezionismo.
Nel volgere di pochi giorni diversi attentati (Instanbul, Nassiriya) hanno rinnovato l'incubo terrorismo, che sui mercati finanziari si è tradotto in una (lieve) correzione delle Borse (S&P sempre sopra quota 1000), in una nuova caduta del dollaro (sopra 1,19 sull'euro e sulla soglia di 108 yen) e nel classico flight-to-quality che ha avvantaggiato i bond governativi (i futures sul bund decennale sono arrivati a 113,25 prima di ripiegare leggermente). Movimenti del tutto simili a quelli seguiti all'11 settembre 2001, seppure fortunatamente d'intensità molto più modesta.
Volevo però soffermarmi sul secondo dei termini citati, ovvero il protezionismo. Gli Stati Uniti, patria del capitalismo, ricorrono al protezionismo per difendersi dalla forza commerciale della Cina? Anche se la recente decisione dell'amministrazione Bush (imposizione di quote sulle importazioni di tessili dalla Cina) sembrerebbe dovere fare propendere per una risposta affermativa, a mio giudizio ci sono altri elementi da considerare:
1) gli USA hanno già quote su moltissimi prodotti con moltissimi Paesi (compresi quelli d'Europa), e questo non solo relativizza il problema, ma lo rende senz'altro meno ecclatante;
2) mentre annunciano queste misure contro la Cina, gli stessi USA si apprestano a rimuovere quelle sull'acciaio, adottate da circa un anno (per conquistarsi l'appoggio degli elettori della Pennsylvania);
3) infine, e soprattutto, Cina e Stati Uniti si stanno scoprendo partner strategici (e non solo nel commercio), con legami che li rendono ogni giorno sempre più interconnessi (si pensi, in particolare, all'inevitabile processo di delocalizzazione dell'attività produttiva occidentale), e quindi sempre meno propensi a scatenare fra loro una vera e propria guerra commerciale.
Quindi non si profila nessun ritorno al protezionismo di antica memoria (malgrado i timori paventati - forse ad arte - dallo stesso Alain Greenspan), né d'altro canto una crisi valutaria che deprima irreversibilmente il dollaro: provate ad immaginare chi sta comprando i dollari che negli ultimi 18 mesi sono stati venduti a favore di euro e yen? Indovinato, proprio le banche centrali asiatiche, compreso quella cinese, che poi acquistano Tbond (finanziando in tal modo il deficit statunitense) e poi restano semplicemente in attesa degli acquisti da parte dagli USA dei propri prodotti (in sostituzione di quelli europei!). E finchè l'Asia continuerà a finanziare il disavanzo statunitense, in attesa dell'avvio di meccanismi riequilibratori endogeni agli stessi States (primo fra tutti, un po’ di inflazione), il giocattolo potrà continuare a funzionare.






lunedì 24 novembre 2003

Da Marcinelle a Nassiriya...
Ho da poco finito di guardare la prima parte del film per la TV "Marcinelle" che racconta la triste storia realmente accaduta, nell'ormai lontano 1956, di un incidente mortale per tanti italiani rimasti intrappolati all'interno della miniera belga dove stavano duramente lavorando. Fa bene ricordare il duro passato di lavoro delle nostre famiglie di emigranti, e, più in generale, le condizioni al limite dell'umanità di tante persone costrette a lavori usuranti e pericolosi (e ciò non solo nel passato).
Mentre faccio queste considerazioni mi tornano in mente i recenti fatti di cronaca che hanno interessato i nostri concittadini in Iraq. Finora non ne ho parlato nel blog solo per non aggiungere altre ovvietà alle mille che si sono lette in questi giorni. Certo sono rattristito per loro e per le loro famiglie, ma non dimentico di accomunare il loro immenso dolore a quello delle altre centinaia di vittime di questa guerra, militari o civili, iracheni o statunitensi o di qualsivoglia origine.
Quello che mi ha infastidito, per non dire adirato, sono stati però alcuni recenti articoli nei quali:
1) si facevano i conti in tasca (vergognosamente) alle famiglie dei militari italiani per stimare quanto sarebbe loro toccato grazie ad assicurazioni, fondi vari, ecc.
2) si discuteva se erigere un monumento commemorativo in Roma, rimuovendo da una piazza un obelisco (credo antico): mi sembra chiaro che qualcuno ha già in mente di speculare sull'accaduto, e che ancora una volta i nostri politici propendano più per la demagogia che per la risoluzione di più importanti problemi .




La vittoria del Genoa non fa dimenticare le difficoltà del momento
Non posso parlare solo della odierna vittoria (non facile) contro la Salernitana in trasferta, grazie ad un bel goal di Rossi, senza ricordare il sofferto pareggio di giovedì scorso, 2 a 2 in casa contro una Triestina certamente non irresistibile, e che pure è passata in vantaggio nel primo tempo per un doppio "svarione" (per usare un eufemismo!) della difesa e del portiere, in particolare. Il secondo tempo è invece stato dominato dal Genoa (goal di Bjelanovic e Ghirardello), che alla fine avrebbe anche meritato i 3 punti.
In ogni caso preoccupa il fatto che si sia ripetuto il copione di Firenze, ovvero un primo tempo pericolosamente regalato agli avversarsi, ed un risveglio nel secondo tempo, partendo da due goal sotto per poi recuperare. Godiamoci la vittoria odierna, che ridà un po’ di fiato alla classifica, staccando i rossoblù dal fondo (18 punti dopo 16 gare), ma non dimentichiamo che le difficoltà sono ancora tante.

lunedì 17 novembre 2003

Due righe sul Genoa, due sulla pioggia…
Dopo lo 0 a 0 di Vicenza, partita connotata anche da un'espulsione a ns. danno (Baldini, per fallo da ultimo uomo), nuovo pareggio fuori casa con la Fiorentina, 2 a 2, con rimonta dal 2 a 0 del 1° tempo, dopo che sul risultato iniziale di parità è stato annullato l'ennesimo goal al Grifone (segnatamente a Caccia, e probabilmente valido), e si è assistito ad alcune altre decisioni discutibili dell'arbitro: 14 punti in altrettante partite, e quint'ultimo posto in classifica, per una squadra che sul campo si sarebbe meritata senz'altro molto di più! Forse il Genoa sta scontando più del dovuto il ripescaggio in serie B, nonché la presenza di un Presidente, Enrico Preziosi, figura non del tutto gradita ai vertici del calcio italiano.


E finalmente piove come si deve! Da sabato sera continua a cadere ininterrotta dal cielo un'acqua sostenuta, e se l'evento proseguisse ancora qualche giorno, scongiurerebbe finalmente il rischio-razionamento che ancora grava su Genova. Sabato ho trascorso la mattinata a fare lavori in casa (Monica continua ad essere afflitta dal mal di schiena), poi nel pomeriggio sono andato da mia mamma con Federico, che si è divertito moltissimo. Domenica, invece, solo una breve uscita per la S. Messa, poi in casa, ad osservare l'intensità della pioggia. Speriamo che si plachi per quella mezz'ora che mi sarà sufficiente domattina per andare a lavoro…



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